Perugia e tutto quello che voi non sapete, ma che ogni universitario conosce molto bene

Perugia e tutto quello che voi non sapete, ma che ogni universitario conosce molto bene

Quando capita di conversare o di candidarsi per un colloquio di lavoro, può succedere che ti chiedano dove hai fatto l’Università. Di solito, in questi casi, rispondo “Perugia”. Rispondo “Perugia” anche se vorrei dire tutt’altro. Vorrei spiegarvi che, in realtà, ci sono cose che voi non sapete. Che non potete sapere.
Non lo sapete quanta commozione suscita in me l’immagine di quanto eravamo giovani, stupide e beate. L’ostacolo più grande della giornata era trascinare le nostre valigie rigonfie ed inutili fino in cima alla scala di pietra che scendeva in Via Serafino Calindri, per prendere il pullman che ci avrebbe ricondotte verso casa.


Voi non sapete che significa Via Pinturicchio, non sapete che significa Porta Pesa. Non sapete che significa tornare a casa di notte guardandosi sempre alle spalle, perché a 30 anni si è prudenti e a 20 si è poco meno che sprovveduti. Voi non sapete che significa vedere un’amica piangere e dopo un quarto d’ora sistemarsi i capelli con la piastra, perché in 15 minuti aveva rimesso a posto la sua vita.
Non sapete quanta fatica e quanto desiderio accompagnano una scalinata come quella dell’acquedotto, una salita ripida come quella fino a Piazza Morlacchi ed una sosta obbligata all’Internet Point, col cuore giù nella bocca dello stomaco per parlare con qualcuno di troppo lontano.
Non sapete quante fotografie sono state scattate nel sole accecante sul balcone della nostra prima casa, in un quartiere residenziale; non sapete niente della mia serranda sempre rotta, dei pranzi al Centodieci con un’amica che adesso non ho più, del cartellone con le firme degli ospiti, della frase criptica di quel ragazzo che mi piaceva così tanto. Non sapete nulla, per vostra fortuna, del giovedì universitario e degli sforzi compiuti per tirarmi insieme il venerdì, quando dovevo ripartire e svalicare il confine umbro-marchigiano.
Non sapete niente di quel palazzo isolato e polveroso che abbiamo scelto per i nostri ultimi due anni insieme, dei cinesi che nell’appartamento affianco friggevano T-rex a tutte le ore, del vecchietto francese che abitava al primo piano insieme ai suoi tre cani, del blitz poliziesco che ha messo in manette i nostri vicini di casa, appena una settimana dopo le rassicurazioni dell’agente immobiliare, che aveva avuto la premura di garantire personalmente per la loro integrità morale. Voi non sapete nulla di quel giovane e abbronzato uomo del sud, dall’accento pronunciato e dal sorriso beffardo, che ci ha affittato l’appartamento, ha trattenuto la nostra caparra senza motivo, ed infine ha attaccato abusivamente e furtivamente i nostri contatori dell’energia elettrica e del gas a quelli del locale adiacente; voi non sapete nulla delle mie vibranti proteste né di quella volta in cui, vistosi smascherato, mi diede della studentessa che versava in stato di necessità per andare a mangiarsi una pizza. Soprattutto, quello che voi non sapete e che io maggiormente rimpiango è il modo in cui sapevamo ridere di tutto questo, con una leggerezza ed una spensieratezza che non ho mai più avuto nella vita. Non avevamo mai il sangue amaro, avevamo il sangue più dolce che c’è.
Mi sono accorta di quanto fosse unico ed importante quel tempo, soltanto quando ormai era tanto passato da essere dolorosamente cosciente che non sarebbe tornato più.
Qualcuno di voi sa cosa significa essere strappati brutalmente all’età delle possibilità e ritrovarsi catapultati nell’età in cui “è meglio darsi una mossa”? No, non lo sapete, perché mentre succedeva non c’eravate voi. C’eravamo noi.
D’altra parte, noi non sapevamo nemmeno che saremmo passati dal “Joyce Pub” al Centro per l’Impiego, dal “Birraio” all’Ufficio Recruiting di un’azienda che vende (poco) solide realtà, dalla “messaggeria” del “Merlin” alle lettere raccomandate contenenti multe, solleciti di pagamento, contributi da versare, e memorandum di qualcosa che vorremmo dimenticare. Nessuno di noi sapeva che saremmo passati dal Bar di Piazza 4 Novembre, il cui proprietario imitava Adriano Celentano, ai programmi TV in cui Beppe Grillo imita la politica, la quale sin troppo spesso sembra scimmiottarsi persino da sola.
Tutte le volte in cui mi avete chiesto dell’Eurochocolate, siete stati molto noiosi con me. Perugia non è -e non sarà mai- l’Eurochocolate. Perugia è dove qualcuno ha imparato a fare la spesa, a cucinare, a studiare, qualcun altro ad amare, qualcun altro ancora a litigare, a dire addio, ad affrontare la paura o a fare aperitivi per ingannare il tempo.
Perugia è stare seduti sulle scalette di Piazza 4 Novembre con una birra fresca in mano, osservare la gente che passeggia su Corso Vannucci, andare nelle discoteche più trash del Centro Italia, salire sui bus-navetta gentilmente offerti dall’organizzazione studentesca, e poi magari scendere per accettare il passaggio in auto di quel rappettaro così affidabile e galante, nonostante i pantaloni larghi e il suo cappello indossato al contrario. Perugia è: “andiamo a salutare i miei compagni di Università? facciamoci un cicchetto, chiamiamo gli altri per un cena, hai visto quel ragazzo di Ascoli?”.
Perugia è in quelle quattro mura, è in quelle strade, in quelle salite, in quelle discese. Perugia siete soprattutto voi, che avete condiviso con me anche solo uno di quei momenti o di quei pensieri.

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151 pensieri su “Perugia e tutto quello che voi non sapete, ma che ogni universitario conosce molto bene

  1. Lo so bene anche io cara valeria…proprio in questi giorni su sky ho visto la mostra fotografica del grande Steve Mc Curry su Perugia e non ho potuto fare a meno di ricordare dalla Sicilia in cui mi trovo ,con nostalgia, gli anni che vanno dal 2000 al 2007…anni in cui studiavo Scienze della Comunicazione a Perugia (la mitica SdC) quante cose che mi sono capitate…qualcuna me la porto appresso ancora oggi…gli anni più belli…ho avuto la fortuna di lavorare (termine improprio, è stato un vero divertimento) per Umbria Jazz e un sacco di altre esperienze che mi tengo per me (meglio!)…Perugia è magica…io la consiglio a tutti quelli che si iscrivono all’Università: i vantaggi di una piccola e tutto quello puoi trovare in una grande città : va bene per lo sballone, il fricchettone, l’artista, il letterati, il musicista, il colto, l’ignorante, il discotecaro, il naturalista…ecceceec…grande Perugia!!!! (ammazza che spot)

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  2. Bello. E, mutatis mutandi, così era il centro storico di Napoli, così forse Firenze, Urbino, Pisa, Siena, Bologna e tutti quei posti dove convergono simultaneamente i sogni diversi di giovani ventenni unici, che dovrebbero rimanere spensieratamente immutati nei secoli. O anche solo avverarsi…

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    1. Leandro hai colto perfettamente il senso del post. Ovviamente Perugia è solo un luogo simbolico. Qualsiasi altra città dove convergono i sogni di ogni ventenne genera esattamente la stessa magia e gli stessi ricordi. Grazie per il bel commento!

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  3. Hai perfettamente ragione. Chi non l’ha vissuto non capisce. Io credo di aver vissuto tutto ciò che tu descrivi qualche anno prima di te….in tempi più “antichi” quando ancora non c’erano internet e nemmeno alcuni locali descritti da te….ma ti assicuro che le emozioni che ho vissuto io a Perugia sono quelle che hai detto tu…esattamente quelle…e solo chi c’è stato all’università può comprendere!!!!!non cambierei quegli anni a Perugia x nulla al mondo….non perché ora sto peggio…anzi…sono ancora qui a Perugia dopo tanti anni purtroppo è tutto cambiato ma debbo dire che chi ha vissuto da universitario a Perugia ha qualcosa in più.

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    1. Veramente un bel pezzo, complimenti. Hai descritto minuziosamente tutto quello che avrei voluto vivere e che invece non ho vissuto, essendo uno studente locale un po’ viziato. Mi sono un po’ rifatto in England , ma l’ebbrezza Vera avrei dovuto sperimentarla subito dopo il liceo. Col tempo Perugia e’ divenuta statica e monotona, ed e’ forse un bene averla lasciata Una volta finita l’uni. Ho sempre invidiato la vita sregolata ed un po’accampata Dei fuori sede, fatta di cene, uscite ed incontri improbabili, serate extreme e Viaggi verso casa su e giu’ per lo stivale. Ed hai perfettamente ragione, ci si rendeconto di quanto preziosi fossero quei momenti quando si entra nella fase “it’s time to make things happen”.

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      1. Grazie mille per il tuo commento… Ognuno vive gli anni dell’università come meglio crede o come può (anche a seconda di come le condizioni consentono).
        Non importa il come, importa solo il fatto che quei ricordi rimangon indelebili e quegli anni rimangono unici…
        Un saluto.

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      1. Io sono della provincia di Salerno. Dalle ricerche che ho fatto dovrebbe esserci la facoltà di psicologia. Vorrei trasferirmi e sono ancora molto indecisa. Perugia è una delle mie prime scelte..

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  4. Complimenti per il saggio, veramente ben scritto. Sei riuscita a far catapultare indietro negli anni tutti quelli che l’esperienza perugina l’hanno vissuta, e soprattutto amata. Chapeau.

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  5. Rock Castle, Tana dell’Orso e Zoologico: chissà quanti li ricordano questi locali storici.
    Mi sono laureato nel 2012 dopo 5 anni di università e già Perugia era cambiata moltissimo. Ci sono ritornato per lavoro nel 2014 ed è stato un trauma che non dimenticherò mai: ora non riesco davvero più a tornarci, l’ho trovata peggio di un sobborgo di un paesino in degrado.
    Però cavoli..che belli quegli anni universitari. Grazie per questo bellissimo saggio.

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  6. Perugia cambia come noi cambiamo… Ognuno, e penso da 700 anni in poi , abbia vissuto la sua personale Perugia … nessuno nel profondo de suo cuore non potrà mai dimenticare la sua Perugia …. ….

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      1. Ciao Valeria, spero tanto che il mio messaggio possa arrivarti nonostante sia passato tanto tempo. Leggere queste tue parole, mi ha davvero commossa. Io sono una ragazza di 20 anni e stavo seriamente pensando di trasferirimi a Perugia e leggre le parol di tutti voi mi ha ancor di più convinta della mia ipottica scelt. Me la consigli=? E’ una città cara o si ci può ragionare sui prezzi? L’univrsità funziona bene? A me interessa la facoltà di psicologia. Tu in cosa ti sei laureata? Spero in una tua risposta, ti ringrazio. Ciao 🙂

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      2. Ciao Annamaria,
        certo che ti rispondo. Sono contenta che le mie parole ti abbiano fatto effetto. Purtroppo io mi sono laureata nel 2010 in giurisprudenza e quindi non posso dirti nulla su come sia vivere a Perugia adesso. Non so di dove sei… Sicuramente Perugia è più cara di città come Macerata, ma l’Università è molto buona. Però non credo che a Perugia ci sia la facoltà di psicologia… Dovresti informarti. A presto e buona fortuna!

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  7. sono stata universitaria a Perugia molti anni prima di te, ed ancora mi meraviglia il fatto che la pensi come il luogo in cui in pochi anni si è concentrata la mia vita, quella con i colori vividi e smaglianti dei miei venti anni. Ricordo tutto, il vento, il sole, la pioggia, gli odori e i colori, la mia casa all’Acquedotto in Via Appia. Lì ho conosciuto l’amore della mia vita. Però, quando ci torno, ho un vago peso sul cuore perchè non ci riconosciamo più, siamo entrambe molto cambiate.

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  8. Sono stata a universitaria a Perugia circa trent’anni fa. C’è qualcosa di straordinario, ed è che riesco, nonostante questo abisso di tempo, a trovare qualche elemento in comune con te. Ai miei tempi c’erano iraniani e iracheni al posto dei cinesi (buona la cucina iraniana!).”Sosta obbligata all’Internet Point, col cuore giù nella bocca dello stomaco per parlare con qualcuno di troppo lontano”: per noi erano le cabine telefoniche vicino alla Standa; probabilmente il fiatone e le valige erano simili e quello che non cambia è la sostanza. Probabilmente tutti noi abbiamo perso molti amici dell’epoca, abbiamo imparato, conosciuto, sofferto … Ha ragione Nico, ognuno ha la sua Perugia. Mi dispiace dirtelo, ma il tuo “Voi non sapete” ha qualcosa di stonato e spiacevole. Anche se chi ti legge non sapesse niente, le parole possono comunicare molto, se vogliamo. Molti di noi non sono stati accompagnati dalle stesse musiche, ma possiamo comprenderci, perché tutti sappiamo quanto sia commovente riascoltare la colonna sonora di giorni lontani. Mi fermo: su Perugia potrei scrivere anche un romanzo breve. Ciao a tutti quelli che hanno amato e amano PG!

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    1. Cara Eleonora, innanzitutto grazie per il tuo commento… Ma quello che forse non hai capito è che quel “voi non sapete” sta a significare proprio il contrario: ovvero che lo sapete tutti! Come hai dimostrato anche tu col tuo commento. Sono sentimenti universali e proprio quello volevo dire… 🙂

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  9. Appena arrivata a pg,soffrivo,volevo tornare nella mia terra. Ma col tempo ho cominciare ha scoprire unmagico mondo,dove mi incantava giorno dopo giorno. L arrivo della primavera era una magia,quelle praterie verdi da farti prendere la voglia di rotolarti li in mezzo. L università, modi di pensare diversamente, il rispetto per ogni cosa.dove quando io ritornare nella mia terra capivo le grosse difficoltà e differenze che c erano.amo pg sempre al punto di aver comprato casa. Perugia è vita!!

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  10. Perugia rimane nel cuore di tutti quelli che hanno studiato all’università, in qualsiasi epoca. Io l’ho vissuta negli anni ’60 e ’70, grande momento della goliardia perugina, poi con mio figlio all’università e poi ancora con mia figlia che sta per prendere la laurea specialistica in filosofia. Ogni volta che vado a Perugia mi assale una tremenda nostalgia, gli amori, le amicizie, gli scherzi, le feste della matricola, i processi goliardici fatti al Cantinone sotto maestà delle volte o alla Mandorla o alla casa dello studente… dopo oltre 40 anni di professione medica mi sento ancora il goliarda con poca o nessuna voglia di studiare che a Perugia ha imparato a vivere, a rispettare le amicizie, ad amare, a piangere per gli amici e le amiche perdute, ad apprezzare la solidarietà, ad aprirsi a sconosciuti, a comunicare col mondo prima ancora che internet venisse inventato. Ricordo il cameratismo, la complicità fra noi studenti, i manifesti a lutto che invadevano la città quando un goliarda importante si laureava ( ancora conservo gelosamente il mio intestato a GIGI IL MENDEX ) le licenziose canzoni goliardiche che mi sono premurato di insegnare ai miei figli… debbo smettere altrimenti il magone mi sommerge!!! Chiedo a chi mi legge di trasmettere ai propri figli i ricordi perchè almeno qualcosa non vada perduto per sempre. un abbraccio a tutti Luigi Mendicini medico in Fabriano

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      1. Sarebbe bello una serata in allegria fra persone le più diverse, sia per l’età anagrafica, la professione, il censo, ma tutte giovani di spirito e unite da ricordi di una gioventù vissuta all’ombra del Grifo perugino. Se qualcuno si prende la briga di concretizzare il tutto sarò lieto di essere dei vostri!

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  11. Domus ,Velvet ,Sentendrius,Tiffani,Sabuy,Drinkhause,Zologico,Cavaliere ,Tapaloca,Rockcastel-Zoropa-Zozza-Selebret-bar di Alberto- Angelino e altri …
    Adesso solo scalette

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  12. In questi giorni hanno organizzato una riunione mondiale di tutti quelli che hanno studiato a Bologna, facciamo una cosa analoga per quelli che hanno studiato a Perugia?
    Stefano Cerullo agronomo (facoltà di agraria anni 1985 1991)

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  13. Io non ho mai studiato a Perugia, ho studiato a Roma! Ma ho alcune case a Perugia che affitto a studenti, stranieri e non, senza rubare l’energia elettrica a nessuno :), e mi è capitato di essere stato fidanzato con una mia inquilina e quindi di avere avuto la fortuna di immergermi in serate universitarie, cene, feste, festine, parties … e la fotografia di Valeria.decibel mi è sembrata molto realista, brava la nostra fotografa!

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  14. Ho studiato a Perugia dal 2000 al 2007. Ho incontrato splendide persone e trascorso i migliori anni della mia vita, anni in cui la cosa più importante era arrivare in tempo per prendere la navetta che il giovedì sera ci portasse all’etoìlle !

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  15. Leggo con un breve ritardo, circa un anno :D, post fantastico complimenti. Se al tempo avessi conosciuto qualcuno così capace di entusiasmarmi, probabilmente avrei frequentato anche io l’università e di sicuro a Perugia, abitando a Città Di Castello.
    Purtroppo ho dato retta alla mia pigrizia ed alla poca voglia di studiare.
    Resta il fatto che Perugia è una gran bella città, ad oggi un po’ incasinata…ma bella.

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  16. 1999-2003…ho vissuto il primo anno in Piazza Morlacchi e i successivi in Via Corrotta alle spalle dell’Università per stranieri. Ho meravigliosi ricordi di una città in cui ho conosciuto infinite persone provenienti da tutte le parti del mondo. Grazie per quesro fantastico tuffo nel passato…..

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  17. Guarda ho provato a commentare in maniera articolata e ti assicuro che le parole non mi mancano, ma alla fine ce n’é una sola che, come cornice, riesce a star intorno perfettamente a quello che hai disegnato:
    Emozione… e te lo dico con gli occhi lucidi, il cuore gonfio ed il sorriso da inebetito…
    grazie per il flashback in un posto che non conosci, nel tempo che abbiamo condiviso, da uno che di Perugia conosce solo i Baci

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